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ARTE E CRITICA

La Transmediale di Berlino, una delle manifestazioni di lunga data e di punta nel campo di Video e New media, presenta sempre un arco di lavori che coprono linguaggi cinetici e linguaggi interattivi, cercando legami e rispecchiamenti fra le diverse tipologie che si sovrappongono linguaggi.

“FUTURITY NOW” è lo slogan di quest’anno e H.G. Wells il commento migliore. “….così con una sorta di pazzia che cresceva dentro di me, mi lanciai nel futuro…”.

Il Futuro in cui ( ormai) siamo fa i conti con le forme espressive che hanno incitato ed eccitato il concetto di futuro in arte.

Abbiamo corso troppo velocemente?

Non abbiamo corso abbastanza?

Il problema della media art rimane aperto diventando da futuro a quotidiano.

Almeno fino alla prossima accensione generata da una nuova tecnologia.

Come appunto oggi all’effetto Avatar sui linguaggi cinematografici.

Un concerto, “Tintinnabulum”, apre la Transmediale con Charlemagne Palestine, giustamente collegando le pratiche  minimaliste degli anni 60 al “minimalismo strutturale” della nuova sintesi digitale, un concerto, “Tintinnabulum”, e apre anche uno spazio di interventi esterni, come l’uso del campanile vicino alla Haus der Kunste der Welt come strumento musicale.

Mentre, nel bellissimo “Site Specific” concert sull’organo della barocca Franzesische Dom,  il vecchio radical Palestine pratica i rapporti di “relazione” tipici della cultura sperimentale. Per  dialogare con gli strumenti ( da un bicchiere strofinato a un clavicembalo a un piano e poi un organo centenario ) e infine con il pubblico e creare un’atmosfera di diversa e informale comunicazione.

Il musicista forse più interessante della scena digitale, il giapponese Ryoij Ikeda, è presente  con due interventi, un’installazione e un concerto.

Il lavoro di Ikeda, autore “cult” nel campo dei live media, si basa sul processo di rilevazione di dati da più fonti online.

Lettura di dati dalla rete poi rielaborati come suoni e immagini interdipendenti, riletti, ricomposti poi con modalità insieme nuovissime e “classiche” attraverso composizioni live ma accuratamente programmate, sottolinenando la ricchezza di scambi dei dati interni fra  interna di dati fra software sonoro e software d’immagine.

Mentre l’installazione “Data” spalma su una vasta parete pagine rielaborate dal net con forte impatto visivo e auditivo ma con una logica, nel concerto live media raffina la strategia di dosaggi sonori e visivi, la riporta indietro ( anzi avanti! )  verso le sperimentazioni laser-musicali di Xenakis e di tutta una linea della classica elettronica.

Contrariamente a Ars Electronica, l’altra manifestazione leader del digitale, la Transmediale presenta un vario e interessante programma video, dalla videoarte al documento e sconfina nel corto cinematografico.

Molti i prodotti interessanti, come il video di Adam Leech “Speech Bubble”, brillante rappresentazione delle “bolle” del linguaggio televisivo, mentre la comunicazione fra il commentatore e il pubblico diventa insensata come nei bei lavori testuali di Jenny Holzer.

Potere dell’immagine e della comunicazione anche nella piccola e bellissima rassegna “Arab shorts” ( prodotta in Libano con aiuti francesi ) che racconta in micro-video i problemi del mondo arabo visti dall’ottica del problema Palestina/Israele, ma anche di aspetti sociali e psicologici e con inaspettata ed efficace ironia. Mentre, toccando i molti drammatici punti della situazione, rimane impressa la bellissima intervista con un anziano sopravvissuto a un bombardamento di un piccolo centro.

L’anziano è muto e racconta  a gesti  il dramma avvenuto.

Un’immagine Ineguagliabile per forza drammatica, semplice verità e  semplice poesia.

Banco di prova e prova di forza dei New Media restano comunque le installazioni interattive, a cui sono legate tante ipotesi di sviluppo e fruizione.

Ken Rinaldo presenta i divertenti “Paparazzi Bots”, improbabili robo-fotografi che ricordano i microrobot in azione in Afghanistan, sempre nervosamente attivati a perseguitare il pubblico con flash e foto impietose. Lavoro spiritoso, “witty”, che prende risonanze più gravi collocandolo nell’attualità delle registrazioni di tutta la realtà che si riflette su YouTube .

Lavoro forte di marca strutturalista  “White Noise di Zilvinas Kempinas, un ibrido elettronico, di fatto nastri di videotape montati in modo da rappresentare un dispositivo elettronico, sottolineando così il continuum di sviluppo dei vari media.

“Optofonica” ha l’aspetto di un casco marziano e, sostituendo le casse audio con piastre, è una forma di digital juke-box dove si possono fruire diversi ottimi pezzi fra cui anche i nostri Otolab e indica una diversa fruizione del binomio suono-immagine.

Sinistra come un’apparizione in un film di fantasmi “The invisibile stain” di Alice Miceli mostra una foto non fotografica di Cernobyl, ottenuta registrando le radiazioni che il terreno del celebre disastro atomico continua ad emettere.

Le radiazioni segnano un paesaggio di trasformazioni indistinto e pure impressionante, dove la realtà fotografica è rimpiazzata dalla materia stessa nelle sue trasformazioni.

“The Advertiser” di Julian Olivier, Clara Boi e Diego Diaz, indica le possibilità di intervento sull’invadente spaio urbano invaso dalla pubblicità. Mischiando  immagini reali e collage, i grandi  spazi pubblicitari di Berlino, Madrid e New York vengono ( virtualmente ) utilizzati per visualizzare antipubblicità d’arte.

Il gioco è interessante e compensativo, data l’estrema scarsità della Public Art urbana e ci rinvia alle vere pubblicità d’artista fatte dagli artisti di New York negli anni 80 come Muntadas e altri.

Mentre i panel di discussione cercano di definire il concetto di Futuro dopo il Futuro, la chiosa del Festival sembrerebbe la famosa frase di J.G.Ballard: “ “Penso che il futuro sia stato annesso al presente”.

E’ Vero. Ma fino a che punto?

Futurity, Futuribilità, pensare futuro, Futuro, sono motori oltre che moventi del nostro fare culturale.

E non è poi il nostro presente così connesso con il mutamento, essenza del concetto di futuro?

Negato perché obsoleto, il futuro rientra instancabilmente nella nostra ottica della conoscenza.

Come dice Slavoj Zizek, le Utopie sono un’ottima struttura di pensiero e un buon stimolo alla progettazione.

Lorenzo Taiuti

Lady from Kenya and cell phones and exchange money as social transformation

- Bandung school of media art e l’estremo oriente

Cosa SUCCEDE in estremo oriente?

- I paesi dell’Est europeo

- la tv sventrata

- I Videogame

Vasta mostra di Videogame nello spazio laterale del ctm

Cosa si può fare con i videogame al di là del gioco?

- digital music

- Il Juke box digitale : con una struttura eccentrica e assai futuribile  un (  italiano ) presenta una serie di videoclip , musicali fruibili in un casco visione globale in cui fruire in una struttura a pannello unico il suono e l’immagine


Gentile Lorenzo Taiuti

la presente per confermarle il nostro interesse a pubblicare un suo articolo su Transmediale sul prossimo numero di "Arte e Critica", la cui uscita è prevista per marzo 2010.

La lunghezza del pezzo dovrà rientrare in 2600 battute spazi inclusi.

cordialmente

ARTE E CRITICA